Gossip News moda: Dibattito tra Arte e Moda con Antonio Marras.

Martedì 20 marzo, alle ore 18:30, si è tenuto il primo di vari incontri organizzati dal brand Campari in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera. Il ciclo di incontri si chiama “arte quotidiana” e questa volta l’argomento è stato “Dialogo fra Arte e Moda”. A dare vita al dibattito due esperti provenienti da entrambi i settori: lo stilista sardo Antonio Marras e lo storico dell’arte Vincenzo Trione, il confronto è stato coordinato dalla giornalista del Corriere della Sera Roberta Scorranese. Antonio Marras è sicuramente uno stilista che nel corso del tempo si è sempre servito dell’ispirazione artistica, talvolta servendo egli stesso l’arte. Il designer ha infatti confessato che a ispirarlo, fin dall’inizio, sono state grandi passioni come il cinema e il teatro, questi gli ingredienti della sua moda. Ha confessato che proprio la moda gli ha permesso di dialogare con le altre discipline, e avendo lui una personalità molto curiosa e il bisogno di continui stimoli si è sempre lasciato andare al mondo dell’arte. Non a caso è stata citata la mostra organizzata da Marras presso la Triennale di Milano dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017 intitolata “Nulla die sine linea vita, diari e appunti di un uomo irrequieto”. Non è stata una mostra classica, ma una mostra concettuale, la mostra di uno stilista di cui non c’era neanche un abito. Un percorso visivo e sensoriale, molto intimo e a tratti sofferto (racconta lo stilista) costituito da schizzi, disegni e dipinti, rielaborato per l’occasione. Servirsi dell’arte per fare moda può voler dire anche portare elementi di nicchia (visibili magari solo nei musei o sui libri) alla fruizione di tutti, portarli nelle strade, fra la gente, vuol dire in qualche modo “democratizzare l’arte”. Si tratta dello stesso processo che, secondo Trione, avviene con la street art. Ma quanto la moda può paragonarsi, o integrarsi, nel mondo dell’arte? Secondo Trione è come se spesso la moda avesse una sorta di complesso di inferiorità nei confronti dell’arte, un continuo bisogno di legittimarsi tale, quasi una sorta di matrimonio di interesse. Di fatto c’è da dire che se l’arte, di per se, ha solamente una funzione catartica e libidinosa, la moda è anche business. Un vestito, il che si dica, lo si deve vendere. D’altro canto però la storia del costume testimonia che l’arte ha da sempre influenzato la moda, creando capolavori, creando altra arte. Si pensi alla vera e propria collaborazione artistica tra Elsa Schiaparelli e Dalì, a Yves Saint Laurent e Mondrian, Van Gogh e Picasso, a Gianni Versace e l’arte greca, romana e barocca. Si pensi agli abiti-scultura di Roberto Capucci, di Iris Van Herpen, di Alexander McQueen. Si pensi alla perfezione tecnica di Gianfranco Ferrè o alle reference pittoriche di Alessandro Michele per Gucci. Che piaccia o meno, la moda è un’arte. E se anche non lo fosse, sono certamente due carissime amiche.

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