Gossip News moda: Schiaparelli & The Artist.

“L’artista che fa vestiti”. Così Coco Chanel definì una delle sue principali concorrenti nel panorama della moda del Novecento, Elsa Schiaparelli. Se infatti mademoiselle Chanel aveva una visione più pragmatica e pratica della moda, la visione della Schiap (questo il nome con il quale viene chiamata dagli addetti ai lavori) era certamente più artistica e sperimentale. Erano gli anni della rivoluzione psicanalitica di Freud (che mise in crisi l’essere umano scoprendo che alla base del suo agire c’è spesso l’inconscio, l’istinto di cui il soggetto non è consapevole) e della sua influenza in campo artistico, come accadde nel surrealismo. In questo contesto operò la stilista, che essendo originaria di una famiglia particolarmente benestante (al contrario di Chanel), frequentò l’alta società, entrando quindi a contatto con i principali movimenti culturali del tempo. Spinta dal couturier Paul Poiret, da lei definito “il Leonardo della moda”, cominciò la sua carriera nel campo del Fashion. Carriera costantemente caratterizzata da collaborazioni, influenze e contaminazioni artistiche: prima le ispirazioni orientali, poi Magritte (che realizzò per lei degli stivaletti con corolla di peli di scimmia), Warhol e tanti altri. Collaborò tantissimo con Dalì, che la ispirerà per il celebre abito-aragosta (che vede la trasposizione dell’immagine di un’enorme aragosta sulla parte davanti di un candido abito bianco da sposa) del 1937 e per il famoso Shoe Hat, un cappello a forma di scarpa rovesciata. Jean Cocteau disegnò per lei una spilla a forma di occhio, Meret Oppenheim una tazza di té con della pelliccia. Fu la prima nel 1938 a organizzare una vera e propria sfilata – evento coinvolgendo attori, artisti e circensi “Schiaparelli Circus”. Tutto questo oggi è raccontato in un libro, “Schiaparelli & The Artist”, che celebra tutte le straordinarie collaborazioni tra la stilista che ha inventato il rosa shocking e il mondo dell’arte, perché per lei la moda non era solo necessità, bisogno di coprirsi, ma vera e propria sperimentazione, amava ripetere infatti: “il fatto di essere viva, non è mai stato sufficiente ad appagarmi”.

 

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