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29/03/2023
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L’uso quotidiano di cannabis aumenta i rischi per il cuore

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L’uso quotidiano di cannabis aumenta i rischi per il cuore

Durante il convegno annuale dell’American College of Cardiology a New Orleans, è stata presentata la ricerca che spiega gli effetti e le conseguenze della cannabis a livello cardiovascolare. Uno dei maggiori studi mai condotti per analizzare il rapporto tra l’utilizzo di marijuana e le conseguenze cardiovascolari, prova che l’uso giornaliero di marijuana può provocare un aumento del 34% della possibilità di coronaropatie negli anni successivi. Un impiego più sporadico, mensile o settimanale, aumenta il rischio ma in maniera non significativa.

Questa ricerca è l’ennesima a mettere in guardia contro i pericoli cardiovascolari delle sostanze stupefacenti, perché come evidenziano i cardiologi della Società Italiana di Cardiologia, “le droghe, di qualsiasi natura, sono state più volte associate a conseguenze cardiovascolari serie: questi dati mostrano che anche una sostanza ritenuta a torto ‘leggera’ può comportare un maggior rischio di coronaropatie e, nel tempo, contribuire alla comparsa di eventi come l’infarto o l’ictus”.

Cannabis 3

L’indagine coordinata dall’Università di Stanford in California, ha analizzato i dati di 175.000 persone in 340 centri statunitensi, partecipanti all’”All of Us Research Program” del National Institutes of Health. I ricercatori hanno valutato la corrispondenza fra l’utilizzo di prodotti derivati dalla cannabis, dichiarato al momento dell’ingresso dello studio, e la frequenza di comparsa di coronaropatie negli anni successivi, appurando che esiste un effetto dose-risposta per cui all’aumentare dell’impiego di marijuana aumenta anche la possibilità di problemi cardiovascolari.

“I risultati dell’indagine indicano con l’utilizzo quotidiano un incremento del 34% del rischio di coronaropatie rispetto a chi non fa uso di cannabis, mentre il consumo sporadico mensile non è associato a un incremento significativo – spiega Pasquale Perrone Filardi, presidente SIC – Questi dati dimostrano che esistono danni correlati all’impiego di questa sostanza non ancora sufficientemente approfonditi, che invece è opportuno conoscere.

Sappiamo che con altre droghe, per esempio la cocaina, i danni cardiovascolari sono frequenti e gravi, tanto da aver comportato un incremento significativo nel numero di infarti in persone molto giovani, anche con meno di 40 anni; queste nuove evidenze preoccupano, perché indicano che qualcosa di analogo potrebbe avvenire con l’uso di droghe ancora più diffuse come la marijuana o l’hashish derivati dalla cannabis. Del resto sappiamo che in cuore e vasi ci sono recettori per il tetraidrocannabinolo, il mediatore degli effetti psicoattivi della cannabis, che proprio interagendo con tali recettori sembra in grado di indurre infiammazione locale e quindi favorire la comparsa di placche aterosclerotiche che possono provocare coronaropatie”.

La ricerca statunitense ha anche realizzato un’analisi genomica dei partecipanti per riscontrare se esistesse un’associazione fra i vari tratti genetici che predispongono all’uso problematico di cannabis e alle malattie cardiovascolari. “I dati dimostrano che c’è un’associazione causale: le persone geneticamente predisposte a un disturbo da abuso di cannabis, in cui il consumo è quotidiano e c’è un’evidente dipendenza, hanno una maggiore probabilità di coronaropatie, a prescindere dall’impiego concomitante di tabacco e/o alcol – aggiunge Ciro Indolfi, past president SIC.

Di recente erano già emerse correlazioni analoghe con un maggior rischio di problemi cardiovascolari come fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, ictus ed embolia polmonare e anche importanti dati che indicano come l’utilizzo prolungato di prodotti della cannabis si associ a un maggior rischio di aterosclerosi a dieci anni, specialmente negli uomini. Tutto questo indica la necessità di studiare meglio i meccanismi che potrebbero sottostare al danno cardiovascolare da cannabis”.

Cannabis 2

“L’impiego di queste droghe è molto comune e spesso inizia da giovanissimi – concludono Perrone Filardi e Indolfi – Questi nuovi dati preoccupano e impongono di diffondere una maggiore informazione sulle conseguenze dell’uso di queste droghe: chi fa utilizzo di cannabis dovrebbe parlarne al proprio medico per monitorare la propria salute cardiovascolare, mettendo eventualmente in campo strategie di riduzione del rischio in caso di disturbo da abuso di cannabis”.

Le norme sulla marijuana sono molto diverse da un Paese all’altro: in alcuni è consentito l’uso ricreativo, in altri solo a scopi medici. Altri ancora la considerano illegale.

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